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Accesso libero a FREQUENZE TELEVISIVE e RADIOFONICHE


[immagine] Grande parabola

Secondo le nostre ragioni, l'informazione televisiva e radiofonica odierna necessita di un maggiore sviluppo, che si concretizzi in una serie di iniziative aventi origine dal basso (su scala mondiale già si stanno diffondendo come una nuova cultura dei media): si affiancano, infatti, alle web radio e web tv, radio e televisioni di strada, di quartiere, comunitarie, satellitari...

Queste operazioni prendono vita come soluzioni alternative al monopolio statale e commerciale dell'informazione e rappresentano un passo oltre il diritto passivo alla comunicazione, verso il diritto attivo all'autogestione della comunicazione stessa, in una visione dei mezzi di informazione come nuove autonome forme di cultura. Per incentivare la sperimentazione occorre legittimare il libero accesso ad una parte delle frequenze e alle tecnologie, legittimare il libero uso dei così detti coni d'ombra, promuovere la moltiplicazione delle emittenti e la produzione di contenuti alternativi, che rispecchino un palinsesto di determinazione collettiva, atto a conquistare gli spazi del quotidiano per la proiezione di una società reale. A questo proposito possiamo citare le street tv, microtelevisioni, fenomeno no profit, che promettono di portare finalmente il pluralismo nel mondo dell'informazione e mandare in onda quello che le emittenti statali e commerciali non dicono; queste reti libere non coinvolgono soltanto le persone facenti parte del settore della comunicazione, ma cercano di garantire la partecipazione diretta di tutti i cittadini.

Siamo convinti che tutto questo possa portare a un miglioramento della nostra società, attraverso la promozione di spazi gratuiti di confronto e incontro fra diverse realtà, impostati sul rispetto delle idee di chi voglia liberamente esprimere il proprio pensiero. Ma tutto questo necessita di un radicale cambiamento sul piano legislativo, in termini di una nuova regolamentazione della radiodiffusione, che tragga fondamento dall'art.21 della Costituzione. Questa disposizione è un cardine della democrazia, fondata sulla libertà di opinione e su quella di manifestazione del pensiero. L'art.21 fissa esplicitamente queste due libertà, ma gli studiosi ritengono che da questa disposizione nascano altri due diritti: il diritto ad informare ed il diritto ad essere informati. Si tratta di forme diverse di manifestazione del pensiero. In tale modo l'art.21 copre la libertà del giornalista e di chi informa a farlo nel modo più pieno e più libero ed anche quella, che fa capo a chi fruisce le attività di informazione (chi legge un giornale, chi guarda la televisione), di avere delle informazioni in modo da assicurare una libera formazione del pensiero. In tal modo è assicurato il diritto di accedere liberamente alle informazioni nel modo più completo possibile. L'art.21 assicura, dunque, quattro libertà fondamentali e, con esse, quattro diritti: quella di pensiero, quella di manifestazione del pensiero, quella di informare e quella di essere informati.

Se l'alternativa al monopolio dell'informazione sarà indipendente (in primo luogo, indipendente dalla politica), sarà vera alternativa, altrimenti si tratterà di un duopolio modellato sul principio politico dell'alternanza e sul relativo "controllo" dell'informazione da parte del governante di turno.


Approfondimenti:

Coni d'ombra: la libertà nell'etere.


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