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Ai sensi della normazione vigente i contributi pubblici erogati all'editoria ammontano a circa 667 miloni di euro. Chi sono i beneficiari di questo denaro pubblico? Quotidiani e periodici editi da cooperative di giornalisti o da società la cui maggioranza del capitale sociale sia detenuta da cooperative; quotidiani editi da cooperative costituite entro il 30 novembre 2001, già organi di movimenti politici; giornali organi di movimento politico avente un proprio gruppo parlamentare o due europarlamentari eletti nelle proprie liste; imprese editrici di quotidiani, periodici e libri ammesse al beneficio del credito di imposta sulle spese sostenute per l'acquisto della carta; imprese radiofoniche organi di movimenti politici...
Attingono a questi cospicui contributi anche giornali che non escono in edicola ma che arrivano per corrispondenza agli iscritti di qualche partito politico; giornali che hanno una tiratura di poche migliaia di copie; gionali che hanno una redazione composta da due o tre gionalisti; giornali che vengono regalati affinché aumenti la tiratura e dunque il contributo dello Stato; giornali che vengono mandati al macero affinché aumenti la spesa per la carta (sprecata) e dunque il contributo dello Stato; giornali che, con parte del denaro pubblico percepito, sovvenzionano quei partiti politici che gli consentono di ricevere quello stesso denaro: questa ampia e paradossale casistica ci spinge a ritenere, senza ombra di dubbio, che i giornali, di privati, dovrebbero vivere grazie al contributo dei privati cittadini che li leggono e non attingendo ad enormi quote di denaro pubblico. A nostro parere, tutti i beneficiari che abbiamo indicato dovrebbero percepire sovvenzioni pubbliche pari a 0 euro.
Ma c'è una categoria di beneficiari, l'editoria speciale periodica per non vedenti, che, in considerazione della funzione sociale svolta e delle cifre incassate (notevolmente inferiori rispetto a quelle delle categorie menzionate) riteniamo non debba essere cancellata.